Il GDPR è già entrato in vigore ma sarà vincolante dal prossimo 25 maggio 2018. Attraverso il parere di un legale, di un ex garante privacy, di un ceo, sono stati analizzati gli aspetti del nuovo regolamento che potrebbe mandare in pensione gran parte della normativa sulla privacy esistente

Il GDPR non ammette proroghe, ripensamenti o altre manipolazioni ‘territoriali’ a livello di entrata in vigore. Ogni stato membro europeo dovrà attenersi strettamente al dettato del regolamento che, in quanto tale, già ha definito le linee guida di intervento anche a livello sanzionatorio. Si ricordi, infatti, che per un illecito trattamento dei dati ci sarà una sanzione amministrativa e pecuniaria fino a 20 milioni di euro e fino al 4% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente se superiore ai 20 milioni di euro.

Francesco Maria Pizzetti, ordinario di diritto costituzionale (Università degli studi di Torino) e presidente dell’Autorità Garante per la privacy tra il 2005 e il 2012, parla chiaro, intervenuto a un recente evento svoltosi presso la sede del data center di T.net. “Nessuno Stato potrà adottare per sé una normativa differente da quella dettata nel regolamento – tuona Pizzetti – perché il regolamento europeo, in quanto tale, è già entrato in vigore e non è una direttiva”.